venerdì 11 maggio 2012

IL PENSIERO, I SENTIMENTI, IL CUORE

Il pensiero è ritenuto un’attività tipica dell’uomo, espressione della sua mente, un ragionamento che organizza le idee in “concetti”, che promanano dalla coscienza delle cose e dalla capacità di organizzarle in strutture logiche e coerenti. Il pensiero coglie la realtà, l’essere delle cose, ciò di cui le cose in senso proprio sono costituite. Sin dall’antichità greca, ad esempio Parmenide ( prima metà del V secolo a. C), l’essere di un oggetto è dato dalla nostra capacità di pensarlo, il pensiero non può non pensare che l’essere, perché il nulla proprio perché non è non può essere pensato. Il pensiero, infatti, coglie entità vive e reali. Inoltre, lo stesso Parmenide indicava che il pensare e ciò che noi pensiamo non si possono distinguere: “ed è lo stesso il pensare e pensare che è. Giacché senza l’essere […] non troverai il pensare. Ma il pensiero non è qualcosa di impersonale, è l’uomo con la sua capacità intuitiva, logica e critica; il pensiero è l’uomo autocosciente, capace di spogliare le contraddizioni logiche, di cogliere la verità e il fondamento ultimo delle cose. Recentemente il dibattito sul pensiero è cresciuto, soprattutto in riferimento al rapporto pensiero e mente. Se tradizionalmente si accettava con semplicità il pensiero come espressione della sua mente, oggi l’avanzamento delle scienze neurologiche ha suscitato interrogativi di natura filosofica. Da una parte la mente descrive l’insieme delle funzioni superiori del cervello, quelle di cui l’uomo ha soggettivamente coscienza (l’intuizione, la sensazione, l’emozione, la memoria, la volontà), dall’altra parte ci sono elementi di tipo speciale, metafisici, per cui la mente si manifesta come una entità di tipo superiore alla materiale neuronale. I sentimenti sono stati storicamente contrapposti al pensiero, perché quest’ultimo veniva ritenuto una funzione meta-sensibile: quindi altro sono i sensi, altro è il pensiero. Oggi i sentimenti e le emozioni, come l’amore e l’odio, la gioia e la paura, sono da alcuni ritenuti come aspetti di natura più iniziali e soggettivi, quindi altro rispetto al pensiero e ben distinte rispetto alla mente. Nello stesso tempo ci sono correnti abbastanza affermate che sono del parere che è impossibile separare il pensiero dai sentimenti, nel senso che l’aspetto emotivo di una persona è espressione della sua mente. La tendenza della neurofisiologia è quella di vedere le facoltà della mente come funzioni polivalenti di pendenti da diverse aree cerebrali, la superiore delle quali è la corteccia. Ma il pensiero si può identificare con una funzione neuronale della corteccia? Materialmente il pensiero dell’uomo si esprime con le funzioni neuronali, ma rimane l’aspetto trascendente e metafisico, la capacità di cogliere la verità e il fondamento ultimo delle cose. In questo senso già Descartes distingueva, in forma fortemente dualistica, la res extensa e la res cogitans, non lasciando spazio di coesione tra le due entità. John R. Searle, un filosofo statunitense 1932 ritiene che la coscienza nel cervello non è un’entità o proprietà separata; non è che lo stato in cui si trova il cervello […]. In primo luogo, il mentale non è che una caratteristica (a livello sistematico) della struttura fisica del cervello e, in secondo luogo, non ci sono, in termini causali, due fenomeni indipendenti quali lo sforzo cosciente e l’attivazione neuronale non cosciente. Non c’è che il sistema cerebrale, che ha un livello di descrizione, quello sistematico, in cui il sistema è cosciente. Rimane comunque problematico in Searle conciliare il determinismo delle leggi fisiche con la coscienza libera del soggetto pensante. Alla conoscenza può contribuire anche il cuore? Il filosofo francese Blaise Pascal 1623 riteneva che la conoscenza umana si muove tra due abissi: l’infinito e il nulla, per cui il pensiero dell’uomo è limitato e finito, ma valido. L’uomo conosce attraverso due forme di conoscenza: lo spirito di geometria esprit géométrique, scientifico e quantificabile nelle sue forme, e lo spirito di finezza esprit de finesse, cioè una conoscenza più esistenziale, personale, spirituale, dell’anima. Per cogliere i fondamenti della vita umana lo spirito di geometria non è sufficiente, perché limitato; occorre uno spirito di finezza che fa riferimento al cuore, che non è qualcosa di romantico, ma è il nucleo dell’interiorità umana. Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce […]. Io dico che il cuore ama l’Essere universale naturalmente, e ama se stesso naturalmente, […] e s’indurisce contro l’uno o l’altro, a sua scelta […] conosciamo la verità non solo con la ragione, ma anche col cuore; ed è in questo secondo modo che conosciamo i principi primi, e inutilmente il ragionamento, che non vi ha parte, s’industria di combatterli.
Vostra Dott.ssa Giusy Ficarra

Nessun commento:

Posta un commento